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Universalmente noto come simbolo di pace, l’olivo i suoi frutti e il suo prezioso olio sono conosciuti fin dal neolitico. Dalla Mesopotamia, dove è stato trovato il primo frantoio oltre 7.000 anni fa, grazie ai Fenici e ai Cartaginesi si è diffuso in tutto il Mediterraneo. I Greci, gli Etruschi e successivamente i Romani lo coltivano su grande scala e ne commercializzano il prodotto.
Vengono perfezionate le tecniche di coltivazione e affinata la produzione di olio per i diversi usi cosmetici, terapeutici, culinari, gastronomici, lubrificanti e d’illuminazione. Insieme ai cereali, l’olio d’oliva viene a far parte di quella che oggi è definita “dieta mediterranea”. Nel Medioevo i Longobardi e i Normanni ne rilanciano la coltivazione e, in Spagna, gli Arabi sono all’avanguardia per le tecniche di innesto, potatura e frangitura. Con l’Anno Mille l’Italia, soprattutto con la Toscana, riacquista il primato di terra d’elezione per la cultura dell’olivo. Il Rinascimento ne segna la svolta nella moderna coltivazione.
Nel Settecento, le scienze agrarie registrano il primato nella ricerca e nell’applicazione delle tecniche olivicole. A Pescia nascono le prime aziende per la preparazione di olivi da seme e si mettono a punto particolari tecniche d’innesto.
Presente fin da epoche preistoriche, l’olivo è da secoli parte importante del paesaggio toscano. Le prime testimonianze risalgono al periodo etrusco, intorno al VII secolo A.C. Riferimenti più consistenti sono reperibili nel Medioevo, già prima dell’anno Mille. Un significativo incremento della sua coltivazione si ha fra il 1300 e il 1400, tanto che gli oliveti giungono a caratterizzare quasi indistintamente tutto il territorio collinare della regione. Già nel Quattrocento la competenza degli olivicoltori toscani consentiva per l’epoca un’eccellente resa delle olive in olio, intorno al 13-14%.
All’inizio del XV secolo, la coltivazione dell’olivo giunse a livelli notevoli, soprattutto in lucchesia. Nel pesciatino si producevano la bellezza di 400 quintali d’olio, che sopperivano all’uso locale e consentivano anche una prima timida esportazione. Frantoio, moraiolo e gramignolo erano già allora le varietà più coltivate nell’area. Negli ultimi due-tre secoli, la coltivazione dell’olivo in Toscana ha raggiunto livelli di grande rilievo, favorendo una tradizione gastronomica e alimentare conosciuta in tutto il mondo.



